Lo sport può creare speranza

dove prima c'era solo

disperazione. È più potente

dei governi per abbattere

le barriere del razzismo.

Lo sport è capace

di cambiare il mondo.

 Nelson Mandela

 

 

 Non crediate a quelli che

vi dicono che il mondo si

divide tra vincenti e

perdenti, perché il mondo

si divide soprattutto tra

brave e cattive persone,

questa è la divisione

più importante.

Poi tra le cattive persone

ci sono anche dei vincenti,

purtroppo, e tra le brave

persone, purtroppo, ci

sono anche dei perdenti.

 J. Velasco  

 

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JULIO VELASCO

Julio Velasco nasce a La Plata, in Argentina, nel 1952I primi contatti con la pallavolo avvengono ai tempi del liceo e dell’università in filosofia (che fu poi costretto ad abbandonare per la repressione dei militari golpisti sugli studenti antifascisti) quando gioca ed allena selezioni giovanili, ma la carriera vera e propria inizia nel 1979 al Ferrocarril Oeste di Buenos Aires, con cui vince quattro campionati consecutivi

 

Sul colpo di stato fascista del 1976 e la conseguente dittatura, lui stesso racconta: "La dittatura mi costrinse a lasciare La Plata e gli studi di filosofia per andare a Buenos Aires, dove era più facile passare inosservati. Lì cominciai ad allenare per lavoro. Il mio trasferimento in Italia fu successivo e non dipese dalla dittatura. Ma nel ‘74-‘75 la sentivamo arrivare. A La Plata molti dei miei amici erano stati già uccisi. Io avevo militato per anni nel partito comunista, ma già a quell’epoca non ne facevo più parte. Uno dei miei più cari amici, un anarchico, era sparito insieme al fratello. Un altro era stato ucciso proprio il giorno del golpe, davanti alla porta di casa e alla moglie incinta. Mio fratello più piccolo, Luis, sparì per due mesi, prelevato dai militari. Tra i compagni uccisi, uno si era nascosto a casa mia per tre giorni prima di essere prelevato dalla polizia. Da quel momento capii che dovevo trasferirmi. A Buenos Aires cambiai lavoro e ambiente. Dalla filosofia allo sport. Avevo cominciato ad allenare già un anno prima a La Plata, perché all’Università mi era stato tolto il lavoro di precettore (una figura di aiuto agli insegnanti): nel ‘74, un ministro di ultra destra aveva cacciato tutti i precettori, sostituendoli con militanti di estrema destra". E poi ancora: "Come resistere alla dittatura? È difficile dare consigli. Dipende dal tipo di dittatura. Innanzitutto, non bisogna mai perdere le misure di sicurezza, altrimenti si rischia di non raccontarla. In Argentina, molta della gente uccisa le aveva sottovalutate. Ad esempio, mio fratello fu preso a casa di mia madre. Non militava più e si sentiva sicuro. Sbagliava. In secondo luogo, resistere. Non solo politicamente. Nelle piccole cose. Bisogna sforzarsi di non diventare come gli altri, come quelli che fanno da sostegno alle dittature. Quindi è fondamentale essere onesti e accettare le differenze. Di ogni tipo".

 

Nel 1982, come vice-allenatore della Nazionale argentina, vince la medaglia di bronzo ai campionati mondiali e nel 1983 si trasferisce in Italia dove due anni dopo inizia ad allenare la Panini Modena. Qui incontra alcuni dei giocatori che segneranno la storia del volley nel decennio seguente. Proprio in quell’anno passa ad allenare la Nazionale italiana. Ottiene subito l'oro ai campionati europei disputati in Svezia, il primo nella storia della pallavolo italiana. Ed è solo il primo di una lunga striscia di successi. Fino al 1996, quando Velasco lascia la panchina azzurra, l'Italia colleziona 3 ori europei, 2 mondiali e 5 vittorie nella World League. la nazionale italiana di quegli anni verrà in seguito premiata come Squadra del secolo.

 

Il talento dei giocatori non mette però in secondo piano la figura dell'allenatore, tanto che in quel periodo Velasco acquista notorietà anche al di fuori del mondo della pallavolo. Alcune sue espressioni, come gli ‘occhi della tigre’ per indicare lo sguardo grintoso che pretende dai suoi giocatori in campo, diventano celebri. 

 

E il valore assoluto di Velasco è proprio l'impronta fortemente educativa che mette nel suo lavoro di allenatore, quel che per lui è stato il motivo di tante vittorie, soprattutto interiori.

 

a lezione da Julio Velasco

la cultura degli alibi

donne e uomini

divertirsi

"LA LEZIONE DI JULIO VELASCO" di P. Erba e A. Garusi
La lezione di Julio Velasco.pdf
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