Lo sport può creare speranza

dove prima c'era solo

disperazione. È più potente

dei governi per abbattere

le barriere del razzismo.

Lo sport è capace

di cambiare il mondo.

 Nelson Mandela

 

 

 Non crediate a quelli che

vi dicono che il mondo si

divide tra vincenti e

perdenti, perché il mondo

si divide soprattutto tra

brave e cattive persone,

questa è la divisione

più importante.

Poi tra le cattive persone

ci sono anche dei vincenti,

purtroppo, e tra le brave

persone, purtroppo, ci

sono anche dei perdenti.

 J. Velasco  

 

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SARA SIMEONI

 

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il SALTO IN ALTO

 

lo SPORT AL FEMMINILE

Sara Simeoni è nata a Rivoli Veronese nel 1953. Nel 1976 fu medaglia d’argento a Montreal, nel 1978 record mondiale a 2,01, nel 1980 medaglia d’oro a Mosca e nel 1984 ancora magico argento a Los Angeles.

 

Non si sente parlare molto spesso delle vittorie delle donne nelle Olimpiadi, anche se ad oggi il numero delle partecipanti è incrementato molto, ma i trionfi della Simeoni non sono stati dimenticati da nessuno. Di lei rimane un sorriso e un frenetico battito di mani come farfalle sotto l’asticella che immobile la incorona regina del salto in alto.

 

Quando Sara aveva dieci anni, era un’anima lunga e sottile. Frequentava il Centro comunale artistico dove affinava le sue doti nella pittura e nella danza a Verona. Aveva talento e orecchio per la musica. Era davvero brava, voleva diventare una ballerina importante, ma uno dei responsabili dell’Arena, involontariamente, pugnalò il suo orgoglio quando la sua classe fu scelta per dare vita al “ballo dei moretti” dell’Aida e la escluse perché era troppo alta. Poco tempo dopo partecipò a un provino alla Scala di Milano e superò l’esame, ma, racconta, «Avrei dovuto lasciare la famiglia».

 

 

Nel 1965 l’insegnante Marta Castaldo l’indirizzò al campo scuola di Verona per provare la strada dello sport. L’attirava il salto in alto. Nella prima gara usò una tecnica che potremmo definire frontale, cioè si preoccupò solo di proiettare il suo corpo leggero oltre l’asticella. Risultato 1,25, non male per una dodicenne debuttante. Il 1970 fu il suo primo anno magico, perché in maggio, a Padova, aveva stabilito il primato italiano con 1,71. L’anno seguente affascinò il pubblico degli Europei di Helsinki. A Monaco poi, nella sua prima Olimpiade, portò il record italiano a 1,85 e si installò al quinto posto dietro a quella che sarebbe diventata la sua grande avversaria: Rosemarie Ackermann, tedesca dell’est che nel 1977 a Berlino scavalcò il muro dei 2 metri. Erano avversarie spietate in gara, però non hanno mai nascosto la loro simpatia reciproca: «Rosemarie era un mito per me», affermava Sara. Nel 1978 è avvenuto il sorpasso. Era il 5 agosto a Brescia, quando all’improvviso Sara scosse l’aria quieta della sera: al primo tentativo superò quello che allora era il tetto del mondo: m. 2,01. Poi la medaglia d’oro di Mosca e quelle d’argento di Montreal e Los Angeles.

 

Scrive Gianni Merlo: «La Simeoni è stata forse l’ultima interprete di uno sport romantico. Le sue lacrime di gioia hanno inondato il cuore di milioni di spettatori: ne sentiamo la mancanza».

 

Oggi Sara Simeoni vive a Verona dove insegna all'università di Scienze Motorie.

 

"INSIEME PER VINCERE" dal quotidiano "Arena"
Insieme per vincere.pdf
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