Lo sport può creare speranza

dove prima c'era solo

disperazione. È più potente

dei governi per abbattere

le barriere del razzismo.

Lo sport è capace

di cambiare il mondo.

 Nelson Mandela

 

 

 Non crediate a quelli che

vi dicono che il mondo si

divide tra vincenti e

perdenti, perché il mondo

si divide soprattutto tra

brave e cattive persone,

questa è la divisione

più importante.

Poi tra le cattive persone

ci sono anche dei vincenti,

purtroppo, e tra le brave

persone, purtroppo, ci

sono anche dei perdenti.

 J. Velasco  

 

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GIGI MERONI

Gigi Meroni nasce a Como nel 1943 e proprio a Como inizia la sua carriera calcistica.

Cresce nel vivaio della squadra cittadina, ma la sua carriera nella formazione lariana è breve. Fantasiosa ala destra, venne poi soprannominato la farfalla granata. Aveva i baffi, i capelli lunghi e le basette, un'aria scanzonata da poeta o da artista di strada, vestiva in modo stravagante e con colori sgargianti, con i suoi dribbling travolgenti sembrava volteggiare nell'aria proprio come una farfalla.

 

A soli 19 anni passa al Genoa. La città marittima di Genova fa emergere in Gigi il suo carattere estroverso e controcorrente che si manifesterà poi nella sua interezza dopo il trasferimento a Torino nel 1964. Con i granata allenati da Nereo Rocco, l'ala numero 7 si fa immediatamente apprezzare per le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi gol. È un lottatore e un generoso, l'artista del gol impossibile, dei dribbling geniali e delle finte ubriacanti, il giocatore che fa segnare tanto i compagni, come ricorda bene il sua grande amico Combin. Un talento in grado di trasformare una giocata in una pennellata artistica.

 

Giovanni Agnelli cerca di portarlo alla Juventus sborsando una cifra altissima per quei tempi, mezzo miliardo di lire, ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, lo ritengono un esempio da seguire, in campo e nella vita, negli anni che precedono il 1968.


Quando Edmondo Fabbri lo chiama in Nazionale gli impone la condizione di tagliarsi i capelli, ma Meroni non rinnega il suo stile di vita e rifiuta la convocazione. Veste ugualmente la maglia azzurra in sei partite e gioca nei mondiali del 1966 dove segna due gol.

 

Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri, legge libri e scrive poesie, convive in una mansarda con Cristiana. È un personaggio scomodo alla società italiana dei primi anni Sessanta, ancora troppo conservatrice, ma per lui vivere in quel modo vuol dire essere felici, non è una questione di immagine.

 

Il 15 ottobre 1967, una domenica, subito dopo una partita di campionato, muore tragicamente, investito da un'auto mentre attraversa Corso Re Umberto, a Torino. Ai funerali partecipano migliaia di persone. Nel punto in cui fu investito i tifosi di Gigi ancora oggi portano fiori in sua memoria. La domenica successiva alla sua morte si gioca il derby con la Juventus che il Torino vince per quattro reti a zero. Tre goal sono messi a segno dal suo grande amico Combin che solo pochi giorni prima lo pianse disperatamente.

 

"IL DRIBBLING BEAT DI GIGI MERONI" di Giuseppe De Bellis
Il dribbling beat di Gigi Meroni.pdf
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