Lo sport può creare speranza

dove prima c'era solo

disperazione. È più potente

dei governi per abbattere

le barriere del razzismo.

Lo sport è capace

di cambiare il mondo.

 Nelson Mandela

 

 

 Non crediate a quelli che

vi dicono che il mondo si

divide tra vincenti e

perdenti, perché il mondo

si divide soprattutto tra

brave e cattive persone,

questa è la divisione

più importante.

Poi tra le cattive persone

ci sono anche dei vincenti,

purtroppo, e tra le brave

persone, purtroppo, ci

sono anche dei perdenti.

 J. Velasco  

 

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JESSE OWENS & LUZ LONG

James Cleveland Owens nasce in un piccolo paesino dell’Alabama nel 1913, ma crebbe a Cleveland, in Ohio. Lo si considera il simbolo della lotta per i diritti umani e civili: in maniera plateale contro il Nazismo (dominando le Olimpiadi di Berlino del 1936) ma anche contro il razzismo negli Stati Uniti, quando fu costretto a vivere fuori dal campus universitario insieme agli altri afro-americani o a pranzare nei ristoranti per soli neri durante i viaggi in trasferta della squadra. A Berlino vinse 4 medaglie d’oro: nei 100 metri (stabilendo il record mondiale: 10''3), nei 200 metri (record olimpico: 20''7), nel salto in lungo (record olimpico: 806 cm) e nella staffetta 4 x 100 (record mondiale: 39''8). L’impresa rimarrà imbattuta fino al 1984 (Giochi di Los Angeles).

 

Luz Long nasce a Lipsia nel 1913. Nel 1936 Hitler era convinto che i Giochi avrebbero dimostrato la superiorità della razza ariana. Ma proprio durante la gara del salto in lungo, Long e Owens strinsero un inaspettato legame di amicizia. Long, con l’italiano Arturo Maffei e il connazionale Wilhelm Leichum (quarti ex-aequo a Berlino), costituì il trio dei migliori lunghisti europei degli anni Trenta. In finale Owens, alla sua ottava prova delle dodici disputate dal 2 al 9 agosto, ebbe ragione del grande rivale al termine di una lotta memorabile che infiammò l’intero stadio.

 

Un’amicizia simbolo di fraternità

  

Long, dopo due salti di 7,54 e 7,74, al terzo atterrò a 7,84, due centimetri oltre il suo primato europeo, insidiando Owens (7,74 al primo turno e 7,87 al secondo). Al quinto salto affiancò l’Antilope d’Ebano in testa alla classifica con 7,87. Owens rispose subito da par suo con 7,94, poi un nullo di Long e l’americano chiuse con un fantastico 8,06, nuovo primato olimpico ad appena sette centimetri dal suo record mondiale.

 

Jesse Owens così descrisse quella gara:

“Quando venne il momento per le prove del salto in lungo, allibii nel vedere un ragazzo altissimo che saltava quasi otto metri in allenamento. Seppi che era un tedesco, Luz Long; e mi dissero che Hitler l’aveva tenuto in serbo per la vittoria nella gara del salto. Pensai che, se Long avesse vinto, questo sarebbe stato un altro appiglio alla teoria nazista della superiorità della razza germanica. Trattomi un poco in disparte, sferrai un calcio di rabbia al terreno. A un tratto mi sentii una mano sulla spalla. Mi volsi e mi trovai a guardare negli occhi azzurri e affabili l’alto campione tedesco di salto in lungo. Si era qualificato per le finali alla prima prova. Mi diede una forte stretta di mano. Il risultato fu che Luz superò il suo stesso primato; e questo mi spinse a ottenere il massimo delle mie possibilità. Mi ricordo che, nell’istante in cui toccai terra dopo il mio salto finale, il salto in cui stabilii il primato olimpico di m 8,05, Luz mi fu a fianco per congratularsi con me. Nonostante Hitler ci fulminasse con gli occhi dalla tribuna a non più di un centinaio di metri, Luz mi strinse fortemente la mano: e la sua non era certo la stretta di uno che sorride con la morte nel cuore. Si potrebbero fondere tutte le medaglie e le coppe d’oro che ho e non servirebbero a placcare in oro a 24 carati l’amicizia che sentii per Luz Long in quel momento”.

 

La regista Leni Riefensthal, chiamata da Hitler a riprendere la kermesse olimpica, riprese l’immagine di quella stretta di mano, che venne però tagliata dalla censura nazista nel montaggio finale del film. Stessa sorte toccò alle immagini di giubilo che i centomila dell’Olimpiastadion tributarono a Owens. Per la prima volta nella storia dello sport, ogni fotogramma fu controllato dal regime e da questo utilizzato per la propria glorificazione. Così Leni fu costretta a rimuovere la nascita di un’amicizia che sarebbe terminata solo durante la seconda guerra mondiale, quando Luz, arruolato nella Lutwaffe, morì in Sicilia. Infatti, dopo quelle Olimpiadi, i due si scambiarono lettere per diversi anni e Owens, nel 1943, apprese con enorme tristezza la notizia dell’amico sincero caduto in guerra.

 

Finita la guerra, a riprova della sincera amicizia che li legava, Owens si recò più volte in Germania per incontrare e aiutare la moglie e il figlio di Luz.

 

Ci sono versioni discordanti sulla morte di Long, arruolato durante la seconda guerra mondiale nella Luftwaffe (aviazione militare tedesca). La prima è che sia morto nella battaglia di Cassino nel marzo 1944. Ma secondo una fonte più attendibile, l’eroe di Berlino fu invece ferito gravemente durante lo sbarco degli alleati in Sicilia, il 10 luglio 1943 in uno scontro a fuoco e morì quattro giorni dopo in un ospedale da campo britannico nei pressi di San Pietro Clarenza (Catania).

 

Owens morì il 31 marzo 1980 e dal 1984 una strada di Berlino porta il suo nome. Nella stessa città, ai campionati mondiali di atletica del 2009, la premiazione del salto in lungo è stata celebrata dagli eredi dei due eroi di allora, la nipote di Jesse Owens e il figlio di Luz Long.

 

"LUZ LONG - IL VOLTO UMANO DELLE OLIMPIADI DI HITLER" di Giuseppe Ottomano
Luz Long - il volto umano delle Olimpiad
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