Lo sport può creare speranza

dove prima c'era solo

disperazione. È più potente

dei governi per abbattere

le barriere del razzismo.

Lo sport è capace

di cambiare il mondo.

 Nelson Mandela

 

 

 Non crediate a quelli che

vi dicono che il mondo si

divide tra vincenti e

perdenti, perché il mondo

si divide soprattutto tra

brave e cattive persone,

questa è la divisione

più importante.

Poi tra le cattive persone

ci sono anche dei vincenti,

purtroppo, e tra le brave

persone, purtroppo, ci

sono anche dei perdenti.

 J. Velasco  

 

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JOHANN TROLLMANN

Johann Trollmann, conosciuto anche col nome di Rukelie, nato a Wilsche, nella Bassa Sassonia, nel 1907, era un pugile tedesco di etnia Sinti. Lo avevano soprannominato Rukelie (albero) per la sua forza e la caratteristica fisica. Aveva un modo straordinario di boxare e un fascino che richiamava in platea un nutrito gruppo di pubblico che lo collocava già all'epoca nella categoria dei divi. Per Rukelie stare sul ring era come stare su un palcoscenico perché i suoi movimenti veloci e tecnicamente impeccabili lo avevano eletto a primo ballerino della boxe. Uno stile tutto suo che molti anni dopo avrebbe caratterizzato anche il mitico Muhammad Ali

 

La vita di Rukelie e le nefandezze del nazismo si incrociarono nel Gennaio del 1933, anno delle vergognose leggi razziali (Leggi di Norimberga), quando vennero riorganizzati i club di pugilato in Germania e cominciarono le persecuzioni di atleti non ariani. Il ring, da allora in avanti, diventò un eccellente strumento di propaganda razziale, basato sul fanatismo del corpo perfetto teorizzato da Hitler.

 

La notte del 9 Giugno 1933 arrivò lo scontro per la corona dei pesi medi tra Trollmann e Adolf Witt. In sei round Johann stese l'avversario, prediletto dal regime. Per Rukelie fu la vittoria più bella, la più importante e prestigiosa. Ma qualcosa non andò. Georg Radamm, gerarca nazista e presidente dell'associazione dei pugili tedeschi, ordinò agli arbitri di far terminare la contesa in un pareggio. La superiorità fisica della "razza ariana" presa a pugni da uno Zingaro, significava una vergogna per la perversa teoria nazista. Ma il pubblico sapeva che Trollmann era il vincitore e dopo le forti proteste, Rukelie diventò il nuovo campione tedesco dei pesi medi. Gli misero al collo la corona e lui pianse di felicità.

 

E quel pianto fu l’assurda scusa che aspettavano. Qualche giorno dopo, infatti, Johann ricevette una lettera dalla federazione che gli comunicò che non era più il detentore del titolo perché le lacrime "non erano degne di un vero pugile". Il 21 Luglio dello stesso anno, Trollmann si trovò di nuovo sul ring per riconquistare il titolo, questa volta di fronte aveva Gustave Eder, un altro colosso "ariano", contro il quale non avrebbe comunque avuto troppi problemi.

 

Ma i provvedimenti delle SS arrivarono ancor prima dell'inizio del match. Rukelie fu costretto a non muoversi, a rimanere al centro del quadrato a prenderle, altrimenti ci sarebbero state ritorsioni su di lui e sulla sua famiglia. In segno di protesta, Trollmann salì sul ring con i capelli tinti di biondo e il corpo cosparso di farina, praticamente la perfetta caricatura dell'ariano stereotipato. Nei cinque round in cui subì inerme i colpi dell’avversario, anche se apparentemente sconfitto e umiliato, Rukelie calpestò quell'ideologia vuota e malata con il coraggio di chi è in grado di ironizzare anche nella tragedia.

 

Nel 1939 fu chiamato dall'esercito tedesco, per combattere al fronte. Tuttavia al suo ritorno nel 1941, in seguito alle già citate leggi di Norimberga che, oltre agli Ebrei, includevano nella lista di persecuzione e sterminio anche i Rom e i Sinti, la Gestapo lo arrestò e lo deportò nel campo di concentramento di Neuengamme, vicino Amburgo. Qui, per una razione maggiore di cibo, era costretto a combattere contro le guardie del campo, sebbene fosse ormai debole e malato.

 

Il 9 Febbraio del 1943, un kapò (prigioniero di un campo di concentramento al quale era affidata la funzione di guardia sugli altri deportati) furioso di vendetta perché un paio di giorni prima era stato messo al tappeto proprio da Trollmann in un combattimento organizzato davanti a tutti i prigionieri e alle SS del lager, lo uccise con un colpo di arma da fuoco, una pallottola che lo condannò a essere un dimenticato dalla Storia.

 

Nel 2003, dopo sessant'anni di indifferenza, la Federazione dei Pugili Professionistici Tedeschi ha finalmente restituito agli eredi la sua cintura da campione.

 

Il premio Nobel per la letteratuta Dario Fo incontra un collettivo di Rom e Sinti per conversare sul suo libro "Razza di zingaro" ispirato alla vita di Johan Trollman