Lo sport può creare speranza

dove prima c'era solo

disperazione. È più potente

dei governi per abbattere

le barriere del razzismo.

Lo sport è capace

di cambiare il mondo.

 Nelson Mandela

 

 

 Non crediate a quelli che

vi dicono che il mondo si

divide tra vincenti e

perdenti, perché il mondo

si divide soprattutto tra

brave e cattive persone,

questa è la divisione

più importante.

Poi tra le cattive persone

ci sono anche dei vincenti,

purtroppo, e tra le brave

persone, purtroppo, ci

sono anche dei perdenti.

 J. Velasco  

 

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DRAŽEN PETROVIĆ

Dražen Petrović  nacque il 22 Ottobre del 1964 a Šibenik, nell’attuale Croazia (che allora faceva ancora parte della Jugoslavia). Dopo avere giocato diversi anni per la squadra locale, Petrović si trasferì al Cibona Zagabria, con cui vinse diversi titoli nazionali ed europei e divenne molto famoso in tutto l’ambiente del basket mondiale. 

 

Soprannominato “il Mozart della pallacanestro", è considerato il miglior cestista europeo di tutti i tempi e tra i primi a imporsi nella NBA (il campionato degli Stati Uniti). Il suo stile di gioco era prettamente individualista, ricco di uno-contro-uno, con un tiro perfetto e veloce. Giocava nel ruolo di guardia tiratrice, ma spesso anche da playmaker.

 

Dražen arrivò nella NBA nella stagione 1989-1990, ed esordì con i Portland Trail Blazers. In realtà i Blazers l’avevano già cercato nel 1984, quando aveva solo 19 anni, ma a causa dei suoi legami contrattuali, non riuscì a trasferirsi negli Stati Uniti prima del 1989.

 

Il suo primo anno in NBA non fu molto positivo: Petrović, come molti altri giocatori europei di allora, era debole fisicamente e pagava molto la fisicità dei giocatori statunitensi. Il suo rapporto con il resto della squadra non era dei migliori e, nonostante si allenasse con costanza quasi ossessiva, non gli venne concesso molto spazio e non riuscì a dimostrare tutto il suo valore in campo.

 

Nel frattempo fu uno dei protagonisti assoluti di quell’indimenticabile squadra che fu la nazionale della Jugoslavia della seconda metà degli anni ’80, vincendo la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Seul del 1988 e il Campionato Europeo nel 1989, fino all’incredibile successo ai Campionati del Mondo di Buenos Aires, nel 1990. Una squadra che visse in prima persona il disgregarsi della propria nazione proprio a partire da quell’indimenticabile successo.

 

Con le dichiarazioni di indipendenza delle varie regioni che componevano la Jugoslavia (Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia ecc.) e l’impennata delle tensioni che porteranno ad una delle peggiori tragedie europee del XX secolo con la guerra del Balcani, anche le nazionali in ambito sportivo si separarono, e le amicizie tra i vecchi compagni di quella fantastica squadra finirono nel vortice del rancore etnico.

 

Molto rappresentativo di questa difficile e tragica situazione è il documentario “Once Brothers” del 2010, che narra l’amicizia fraterna tra Vlade Divac (giocatore serbo della nazionale jugoslava, anche lui un fuoriclasse e tra i primi europei a giocare nella NBA) e, appunto, Dražen Petrović, che si sgretolò proprio come la nazione di cui avevano fatto parte fino ad allora.

 

Nel Gennaio del 1991, Petrović si trasferì ai New Jersey Nets, dove divenne titolare inamovibile dimostrando il suo straordinario talento. Nel giro di pochissimo tempo diventò uno dei migliori tiratori da lontano di tutta la NBA, in particolare dalla linea dei tre punti.

 

A stagione finita, Petrović  tornò per guidare la Croazia, da poco diventata indipendente, alla conquista della medaglia d’argento alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, quelle che passarono alla storia per la vittoria del “Dream Team”, la nazionale statunitense di basket, considerata da moltissimi la squadra più forte di tutti i tempi (in quella squadra giocavano, tra gli altri, Larry Bird, Magic Johnson e Michael Jordan). Nella finale contro il “Dream Team” Petrović  fu il migliore della sua squadra, e tra le altre cose riuscì a segnare 11 punti consecutivi, di cui gli ultimi 6 con due tiri da tre in pochi secondi.

 

Quando iniziò la stagione 1992/1993, Petrović  era ancora un giocatore dei Nets. Fu la sua migliore annata e, purtroppo, la sua ultima stagione: dopo essere andato in Polonia per affrontare il girone di qualificazione degli Europei con la nazionale croata, Petrović morì a soli 28 anni a causa di un incidente durante un viaggio in macchina, mentre era diretto a Monaco di Baviera.